L’ex presidente della Banca Centrale Europea (BCE, 2011-2019), per alcuni il “Super Mario” Draghi, figura di tutto rispetto in Europa, come nel mercato finanziario, è stato indicato dal presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella per sostituire Giuseppe Conte nell’esecutivo quando scoppiò una crisi da il partito Italia Viva, guidato dal senatore Matteo Renzi, ha deciso di ritirare il sostegno al governo, attraverso critiche alla conduzione (confusa) di Conte su questioni relative al recovery fund e alle decisioni controproducenti di fronte all’emergere del covid-19. La crisi ha dato vita al primo governo europeo durante la pandemia.

Secondo il rito, il candidato Draghi si è poi recato alle consultazioni tra partiti e leader per ottenere il sostegno necessario al governo e il risultato è stato sorprendente, almeno per chi (ancora) crede che classificazioni convenzionali e coerenza ideologica siano cose prese sul serio nel pragmatismo della politica statale. Il sostegno rilevante è stato vario, a partire dalla Forza Italiana di Berlusconi, considerato di “centrodestra”, passando per il Partito Democratico (PD), considerato di centro-sinistra, il Movimento Cinque Stelle, un conglomerato che difende alcuni ideali liberali in economia, mescolato con la socialdemocrazia, e quindi può sostenere qualsiasi governo indipendentemente dal grado di socialismo, capitanato ironicamente da un comico; Beppe Grillo, che non ha visto problemi a salire sulla stessa barca della Lega Nord, partito considerato di estrema destra, guidato dal senatore Matteo Salvini, una specie di “Bolsonaro italiano”. Draghi avrà anche l’appoggio del partito Italia Viva, centro della crisi che ha fatto cadere Conte, considerato di centrosinistra, nato dai dissidenti del PD.

I principali politici italiani ora si destreggiano retoricamente per spiegare l’enorme sostegno precedente che stanno dando a Draghi. Tra i più importanti, solo il partito Fratelli d’Italia, considerato conservatore (destra), dalla deputata Giorgia Meloni, ha deciso di rimanere fuori dal sostegno del nuovo governo. Fino a che punto viene sostenuta questa vasta formazione? La politica ha imbarazzato molti esperti in Italia.

Per capire meglio cosa è successo in Italia, partendo dal contesto politico brasiliano, sarebbe qualcosa come il tucano FHC, di centro sinistra, che si unisce a Bolsonaro, con il supporto dell’animatore dell’auditorium Luciano Huck (questo sarebbe un adattamento per un brasiliano “Beppe Grillo”), con il sostegno di Sérgio Moro al fianco che vuole riformare l’idea di “centro”, compreso João Amoêdo del Partito Nuovo (a questo punto sarebbe l’ala liberale dell Cinque Stelle), il tutto accompagnato da un amichevole Ciro Gomes, del PDT (che sarebbe un misto di Italia Viva con il PD) e di partiti dissidenti con agende più progressiste ma timorosi di dichiararsi “socialisti”, come nel caso del partito Rede Sustentabilidade. Questa curiosa combinazione di “avversari” politici sarebbe a favore di un governo di tipo Henrique Meirelles, ciascuno con i suoi motivi (oscuri) e le sue dovute occupazioni nella distribuzione delle posizioni nei ministeri, il tutto limitato dall’esposizione della piazza pubblica che i concetti di ” destra “,” sinistra “e” centro “sono fantasiose nel mondo della politica reale.

Draghi è apparentemente più rispettato in Europa che nella stessa Italia, considerato un uomo di poche parole e con una storia di decisioni politiche chirurgiche quando era presidente della BCE e movimenti articolati per preservare l’euro nella cultura espansionista (anticiclica) del banche centrali. Essendo un ottimo articolatore in situazioni delicate, di un governo nato da una crisi ancora poco conosciuta, Draghi avanza nel suo noto stile di risparmio sulle parole e con un forte sostegno tra i partiti politici a formare la nuova squadra di governo con un misto di tecnici e politici moderati, prestando giuramento e con una lettera di intenti per attuare misure per promuovere una vaccinazione di massa più rapida, risolvere le controversie con il recovery fund, ridurre la burocrazia causata dallo stato (una missione simile complessa come quella in Brasile), insomma, il nuovo presidente del Consiglio italiano è uno stratega che tende a usare il prestigio in Europa per stabilire parametri politici al fine di ottenere condizioni così che l’Italia può riprendersi più velocemente, nelle agende economiche e sociali, anche con una specifica considerazione di riprendere il turismo, attività che rappresenta 13% dell’economia.

Il fenomeno Draghi può essere l’inizio, nella politica europea, mirante a un concetto nel senso di una maggiore convivenza con il virus, non più basato appena su lockdown e altre misure restrittive.

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